Cross Markets

Le applicazioni nascono e vengono sviluppate per poter essere distribuite attraverso i market. Ciò porta ad alcune significative implicazioni:
1) la penetrazione dei market nel maxi-cosmo degli utenti agevola la diffusione dell’applicazione
2) intorno all’applicazione viene generato un libero e democratico sistema di punteggi e commenti, utile alla comunità degli utenti per la decisione su adozione e/o acquisto
3) attraverso i sistemi di pagamento istantaneo dei market il contractor può evitare la gestione/ manutenzione di sistemi proprietari e le relative complicazioni
4) per l’accesso ai market l’utente finale deve effettuare una registrazione, con il che il contractor può evitare l’implementazione autonoma di un sistema di registrazione, autenticazione e monitoraggio degli utenti
5) attraverso i market l’applicazione risulta formalmente firmata e certificata, può quindi essere installata in sicurezza sul dispositivo dell’utente
6) attraverso i market il contractor non ha necessità di acquisire un adeguato spazio server, in quanto il download avviene direttamente dalla piattaforma storage o server dell’host-market su cui l’applicazione risiede
Tutto ciò per una cifra inferiore ai 200 Euro all’anno…Un fatto assai interessante. Ma qualcosa stride e appare non congruo.
Al punto 1) sopra indicato contrapponiamo il punto…

1bis) l’applicazione TOUCH II consente di pubblicare e distribuire i contenuti attraverso le modalità tradizionali descritte nei sei punti precedenti, ma allo stesso tempo permette di farlo anche diversamente.
È indubbio che attraverso i market è possibile sfruttare la cassa di risonanza per la popolarità delle applicazioni verso gli utenti, ma se proviamo a navigare in uno qualsiasi di questi “contenitori”, attraverso categorie o altre classificazioni (classifiche di App gratuite o a pagamento, classifiche delle App più redditizie, più recenti, etc…) ci si rende conto di quanto questa democratica veicolazione avvenga sempre e comunque a partire dalle scelte editoriali e di marketing dei gestori dei market stessi, che ne influenzano dunque tanto gli aspetti comunicativi quanto quelli di contenuto. Quindi, se in un normale sistema di rating dei motori di ricerca (Google Search, per esempio) a farla da padrona è realmente la qualità dei contenuti, con l’effettiva reputazione e indicazione d’uso, di contro le classifiche dei market sono fondamentalmente falsate e sembrano rivolte più a chi nel market svolge il ruolo di publisher piuttosto che di consumer.
Evidenziamo la seguente…

Best Practice: ad una qualsiasi applicazione presente in un market è opportuno associare una continua e necessaria attività di marketing tradizionale (web, stampa, etc…)

Procedendo con il confronto:
2bis) nel democratico sistema di commenti dei market occorre tener conto anche delle fragilità umane (leggiamo talvolta interventi che rasentano l’assurdo, in quanto la diffusione massiccia dei tablet in particolare ha messo questo genere di device in mano ad utenti che fino a pochi mesi prima a stento utilizzavano un computer…). Questa dinamica è un’arma a doppio taglio.

Best Practice: occorre monitorare e limitare il danno della democrazia di commento; vale la regola delle recensioni che a volte ci capita di leggere per ristoranti e alberghi a noi familiari…

3bis) è certamente percepito come vantaggio il poter demandare totalmente le formalità della transazione economica al market (a certi costi), soprattutto quando la revenue attesa è bassa; in tal caso, c’è da chiedersi quali siano i fondamentali in base ai quali viene presa la decisione di pubblicare e vendere attraverso un market, e ancor prima cosa spinga al switching sul digital publishing, ossia a intraprendere ciò che dovrebbe rappresentare un vero e proprio investimento sul medio/lungo termine. Nel momento in cui la propria applicazione dovesse iniziare a rispondere alle aspettative in termini di budget, quest’ultimo verrebbe miseramente decurtato di numerosi ed in quanto tali significativi micro-importi provvigionali fissi.
link a tabella comparativa delle provvigioni.
Strategic tip: se si assume che l’applicazione debba essere realmente trasversale e universale, come si può pensare di gestire il singolo pagamento per l’App validandolo sui diversi dispositivi personali ove si desidera attivarla? Forse che chi passa dall’Apple market paga il corrispettivo e chi dall’omino verde market invece no? E per il market Windows oriented? In ultima analisi, al momento pare che un singolo utente debba acquistare la medesima applicazione tante volte quanti sono i device sui quali desidera utilizzarla. È davvero accettabile questa soluzione?…
Da considerare infine che la gestione dei market rimborsa all’utente che ne fa richiesta il costo iniziale dell’applicazione decurtato della provvigione (iTunes, per esempio, automaticamente la trattiene). Nel corso dei prossimi mesi/anni sarà interessante osservare come questa pratica verrà progressivamente gestita.
Best Practice: esistono varie modalità per monetizzare il costo di un’applicazione; occorre in primo luogo sottolineare che nel caso del nostro target non è l’applicazione che viene venduta ma più propriamente ciò che sta dentro di essa, ossia i contenuti. Se plausibilmente si ritiene che in una fase di start-up, di lancio dell’applicazione, i numeri in gioco possano non essere significativi, allora forse non dovrebbe costituire un onere così pesante la gestione autonoma del sistema di raccolta (si tratta evidentemente di una provocazione…). L’ambiente TOUCH II, specialmente nella fase di attivazione, consente al Contractor di gestire un sistema di coupon, un buono, un codice-download che l’utente potrà inserire direttamente nella propria libreria Cloud. Il Contractor sceglierà poi autonomamente ed in base alle proprie esigenze la migliore modalità per trattare le condizioni d’acquisto di questo coupon o similare.
link ad approfondimento gestione coupon
Sarà infine possibile implementare un sistema semplificato di e-commerce tale da consentire agli utenti possessori di diversi device, che accedono quindi alle applicazioni attraverso market differenti, di acquistare i contenuti ritrovandoseli automaticamente sincronizzati su tutti i dispositivi a disposizione.

4bis) per quale motivo sono nati i market? Per quale motivo Windows, Google, Nokia e tutti i grandi produttori di hardware hanno investito centinaia di milioni di dollari sui market? A esser “crudi” e disincantati, la risposta ha dell’inquietante: perché attraverso i market l’utente viene fidelizzato a sua insaputa, in conseguenza del fatto che gli viene attribuito un valore non tanto nel momento in cui acquista, ma soprattutto per la sua capacità di farlo nel tempo a venire.
Attraverso un market e la navigazione all’interno di esso viene tracciato un profilo perfetto del consumatore: il profilo non si ispira al marketing degli anni ’90, caratterizzato dalle categorie di consumo, ma ad una modalità più moderna e capillare, in grado di focalizzare il comportamento del singolo, il famoso sig.Mario Rossi, del quale vengono infallibilmente individuati i gusti e la disposizione all’acquisto di un dato articolo in un suo preciso momento storico.
In un mondo giusto, i gestori dei mercati dovrebbero essi stessi corrispondere al contractor un fee del 35% per il vantaggio ch’essi raccolgono dal fatto che l’acquisto degli utenti (registrati e profilati) aggiunge significativi tasselli alla costruzione del puzzle Mario Rossi che condizionerà tutte le successive scelte strategiche.
Sui mercati attuali invece, oltre a subire l’imposizione di commissioni variabili sulle applicazioni vendute, il Contractor arriva a perdere totalmente qualsiasi legame con l’utente finale: per falsi o perlomeno oscuri motivi legati alla privacy, non si sa chi è, non lo si può contattare e la marketing division dell’azienda che sviluppa le applicazioni può solo continuare a fare previsioni e organizzare strategie così come si faceva negli anni ‘80.
Best Practice: è l’applicativo TOUCH II che fornisce al Contractor l’opportunità di conoscere in tempo reale tutto ciò che accade; in particolare, offre la possibilità di raccogliere, archiviare e utilizzare le informazioni sull’uso e sull’operatività trasversale che influenza le applicazioni, i mercati, i dispositivi.
esempi di uso dei dati, fra cui: pianificazione del budget del reparto marketing di un’azienda che produce cataloghi cartacei
5bis) il mercato valida e certifica la bontà dell’applicazione; attualmente, l’Apple market è l’unico che facilmente inibisce, con varie motivazioni, l’installazione delle submitted applications (fatta eccezione per le installazioni in modalità ad hoc). In un futuro fin troppo vicino, anche gli altri mercati, più probabilmente quello dei produttori di hardware, costringeranno alla diffusione delle applicazioni solo ed esclusivamente attraverso i loro market ufficiali. A parità di sistemi operativi (quelli che distinguono gli attuali market) nasceranno quindi altri market istituzionali, quelli dei produttori di hardware. Per questo motivo, quando parliamo di applicazione universale ci rendiamo conto dell’importanza del fatto che l’applicativo sia in costante sviluppo e progettato con una tecnologia che renda agile il passaggio da un market/sistema operativo ad un altro.
6bis) nell’ambiente TOUCH II il Contractor è proprietario dello spazio in cui risiedono i suoi contenuti, ad un costo certo ma soprattutto con grande esclusività, sicurezza e tutela degli accessi al dato archiviato; anche lo sviluppo dei meccanismi di protezione per l’applicativo TOUCH II è in costante evoluzione, il che consente di contrastare in tempo reale l’inevitabile aumento dei tentativi di attacco distruttivo da parte di sempre più numerosi soggetti verso i sistemi più popolari